Nel mondo contemporaneo, caratterizzato da una complessità in continua evoluzione, i bisogni sui diversi mercati cambiano rapidamente, influenzando le organizzazioni e le persone che le vivono. Questo richiede adattamenti veloci nell’organizzazione del lavoro, nelle priorità e nelle attività delle persone coinvolte.
Indipendentemente dai cambiamenti esterni, se vogliamo crescere professionalmente è indispensabile approcciare il nuovo e apportare cambiamenti, sia piccoli che grandi, ai nostri obiettivi professionali e, di conseguenza, alle attività strategiche per raggiungerli e alle nostre abitudini.
In questo scenario. così mutevole quanto sfidante, trovo centrale il concetto di “Fare spazio”.
Per prima cosa chiarisco cosa intendo con “Fare spazio”.
Con Fare spazio intendo:
Fare spazio mentale, attraverso una riflessione profonda ed onesta su ciò che è veramente importante per noi in questo preciso momento della nostra vita. Quando le priorità sono chiare, diventa molto più semplice individuare le azioni strategiche, da intensificare e, talvolta, da introdurre ex novo e, al contrario, ciò che deve essere eliminato, o ridotto al minimo.
È un po’ come quando cambiamo abitazione e facciamo il punto su cosa dobbiamo acquistare di nuovo, cosa possiamo continuare ad utilizzare, cosa possiamo riadattare e cosa dobbiamo lasciare perché non ci serve più.
Fare spazio temporale, viene di conseguenza dal primo punto, con l’attuazione dei cambiamenti identificati: eliminare le attività ormai inutili, ridurre al minimo quelle di scarso impatto per investire il tempo sulle azioni a maggior valore aggiunto e sullo sperimentare nuove strade, nuovi approcci, nuove abitudini.
Avere chiari priorità, obiettivi e come raggiungerli è fondamentale per superare un ostacolo che spesso incontriamo sul nostro percorso di cambiamento: il disagio, o meglio la Paura legata al cambiamento che noi vogliamo adottare.
La paura di rinunciare
Uno degli ostacoli principali nel Fare spazio è, infatti, la paura di rinunciare a qualcosa (sia essa un’abitudine, un progetto, un cliente) che oggi è per noi “familiare”, seppure ci rende insoddisfatti. Questa paura è radicata nella psicologia umana e può essere spiegata attraverso la teoria della perdita di Robert Cialdini: le persone temono la perdita più di quanto apprezzino il guadagno.
Questo fenomeno, noto anche come bias cognitivo dell’avversione alla perdita (Daniel Kahneman e Amos Tversky), può paralizzarci nel prendere decisioni riorganizzative e impedirci di progredire verso obiettivi più stimolanti. Ad esempio, una persona potrebbe essere riluttante a cambiare una routine consolidata, anche se questa non è più funzionale ai suoi obiettivi, per paura di perdere il comfort e la sicurezza associati a quella routine. Così come un’organizzazione potrebbe esitare a modificare strategie e processi, dando maggior peso ai problemi immediati legati al cambiamento rispetto ai potenziali benefici a lungo termine. Questo bias può, quindi, avere un’influenza importante sulle persone, rendendo difficile il cambiamento e l’adozione di nuovi processi, abitudini e comportamenti.
Riflettere su cosa vogliamo ottenere, sulle strategie utili e le risorse che ci servono in questo cammino di crescita può essere fondamentale per trovare la spinta necessaria per superare questa paura e affrontare il disagio che ogni cambiamento crea a tutti noi, a chi più e a chi meno.
Non è necessario agire il cambiamento tutto in una volta. Anzi spesso questo può essere controproducente, portando il nostro sistema personale a resistere fortemente al cambiamento. È fondamentale, perciò, capire ciò che è utile tagliare o ridurre immediatamente per fare spazio al nuovo e ciò che, invece, è meglio pianificare in un tempo ben definito, avendo sempre ben presenti i traguardi che vogliamo raggiungere.
Il supporto di un Coach professionista può essere molto utile in questo processo di riflessione, riorganizzazione e crescita, aiutando l’individuo o l’organizzazione a individuare chiaramente priorità, obiettivi sfidanti e concreti e le azioni strategiche da attuare per trasformare gli obiettivi in risultati concreti.
In conclusione, Fare spazio non è solo una questione di eliminare il superfluo e superato, ma di creare un ambiente rinnovato in cui crescere.
So che abbandonare progetti a basso valore aggiunto o, ancor di più, clienti non più soddisfacenti può sembrare spaventoso, ma spesso è un passo necessario per focalizzarsi su ciò che conta davvero.
Con una pianificazione attenta, tensione positiva verso il miglioramento e tenacia, potremo raggiungere nuovi e più alti livelli di successo.

