Tendere a dare il meglio di noi è positivo.
Ci permette di lavorare concentrati, attenti ai particolari.
È la tensione positiva al miglioramento continuo, che ci spinge ad approfondire ed innovare continuamente.
È la spinta fondamentale per farsi strada nel contemporaneo mondo ipercompetitivo, che tende ad annichilire tutto ciò che non sia un pò sopra la media.
C’è, però, una cosa a cui prestare molta attenzione: che questa tensione proficua a raggiungere il meglio non diventi una improduttiva ricerca della perfezione.
Lì siamo destinati a perdere. Perdere tempo, motivazione ed efficacia.
Cercare la perfezione ci spinge a lavorare a ciclo continuo, a trovare sempre qualcosa da cambiare, senza essere mai soddisfatti del nostro lavoro. Ci tiene inchiodati al pc a leggere e rileggere un progetto, approfondire mille aspetti di poco conto, facendoci perdere, spesso, il focus su ciò che è veramente importante.
Concordo con Zuckerberg:
Fatto è meglio che perfetto!
Ciò non vuol dire fare la prima cosa che ci viene in mente. La premessa che ho fatto è chiara.
Ma quando l’attenzione degenera nella smania di perfezionismo diventa controproducente.
Cosa fare quando senti che stai oltrepassando il limite di una corretta attenzione e cura del tuo lavoro?
Ti consiglio di provare queste due strategie, che funzionano a meraviglia con me.
- mi prendo una pausa dal progetto nel quale mi sto inutilmente avviluppando. Penso ad altro, faccio altro; sento il bisogno di alleggerire la testa e rivolgere l’attenzione altrove. Quando successivamente ritorno sul progetto, le idee fluiscono in modo più organizzato e fluido.
- mi ritaglio uno slot di tempo entro il quale ultimare un progetto, una presentazione o un articolo. In altre parole, valuto quanto tempo mi occorre, di regola, per ultimare bene una certa attività e rimango in quella finestra temporale. Questo mi porta a tenere alta la concentrazione sui punti fondamentali dell’attività, ad essere concreta ed incisa.
Tu quali altre strategie utilizzi? Condividile nei commenti 😉

